Cinquantenario della CISL Internazionale

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Questo seminario era particolarmente rivolto alla celebrazione storica del 50ario della CISL internazionale, e per tale occasione è stato presentato un volume in inglese di circa 600 pagine intitolato "The ICFTU. A History of the Organisation ad its Precursors" (editore Peter Lang, Berna) a cui hanno collaborato un gruppo di ricercatori francesi, belgi, inglesi, olandesi e tedeschi. Il libro ricostruisce la complicata storia delle prime esperienze internazionali e poi della CISL internazionale, dalle sue origini nel 1949 durante la "guerra fredda", alle lotte anticoloniali, all'unificazione europea, alla campagna internazionale contro l'apartheid… Un ultimo capitolo pone in discussione le prospettive dell'organizzazione sindacale internazionale nel 21° secolo.

Il volume rappresenta la prima storia documentata e accompagnata da ampie riflessioni su questa importante organizzazione sindacale internazionale: è senza dubbio di interesse per storici, economisti, lavoristi, sindacalisti e studiosi di relazioni industriali e di politica internazionale.

Il seminario ha allargato la riflessione storico-politica accogliendo in quattro sessioni i contributi di una ventina di esperti (storici, sociologi, dirigenti sindacali attuali - Bill Jordan segretario gen. ICFTU, Willy Buschak segretario CES - oppure nel passato come G. Debrunne, G. Fontenau).

In questo incontro internazionale (di cui saranno prodotti gli atti) sono stati dibattuti in modo talora accademico, in altri momenti in forma attualissima, la struttura, i metodi, l'ideologia e le esperienze regionali del movimento sindacale internazionale.

A dimostrazione del notevole sforzo positivo dei curatori della conferenza citerò due questioni: il confronto fra le ideologie di Mosca e di Amsterdam, ossia fra il sindacalismo leninista cinghia di trasmissione del partito comunista, e il sindacalismo libero cioè svincolato dal controllo dei partiti, dei governi, del padronato e della chiesa; oppure l'ambivalenza dei processi di globalizzazione rispetto alle opinioni polarizzate fra "teorici" e "scettici", e nella varietà delle differenti risposte politiche la necessità di regolare su base internazionale la maggiore flessibilità richiesta con una maggiore sicurezza.

L'aspetto critico che emerge dal libro e dal seminario è l'assenza completa di contributi della cultura italiana sulle relazioni industriali, né di parte sindacale né di parte intellettuale. L'impressione è che il sindacalismo italiano sia periferico e ancora prigioniero del proprio provincialismo, e quindi non partecipi in modo determinante ai processi internazionali ed europei. Per cui il maggior peso, anche di tipo culturale, viene esercitato dai paesi del Centro Europa. Eppure il libro sopracitato non manca di ricordare la scelta di Pastore di partecipare alla fondazione della CISL internazionale, e soprattutto di citare a più riprese Bruno Storti, - che è stato presidente di questa organizzazione - sia per le battaglie nazionali per l'unità sindacale, sia per il suo impegno per fare accettare "in buona fede" l'ingresso nella CES della CGIL, che si era sfilata dall'internazionale di osservanza comunista; e ancora nell'internazionale dei sindacati liberi il lungo lavoro e la presidenza, invece breve, di Enzo Friso.

Credo che meriti dedicare un maggior sforzo culturale a questi livelli internazionali, per far sì che le nostre esperienze e le nostre elaborazioni esercitino un peso nelle discussioni fra storici e sociologi degli altri paesi; ed anche per dare a livello internazionale un contributo che non rappresenti l'improvvisazione di una posizione o di una scelta, ma la crescita consolidata di una cultura a cui ritengo che anche gli intellettuali debbano collaborare per al sua formazione e diffusione.

Giovanni Avonto