Relazione presentata alla Conferenza dello IALHI tenutasi ad Oslo dal 6 al 9 settembre 2000

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LA MEMORIA STORICA DEL LAVORO A TORINO

E UN'INIZIATIVA PER SALVARE GLI ARCHIVI SINDACALI E DELLE IMPRESE

E' solo in tempi relativamente recenti (seconda metà anni '70) che in Italia si è andata affermando una specifica attenzione per i problemi della tutela, conservazione e valorizzazione della documentazione - scritta, orale, iconografica - prodotta dal movimento operaio nel corso della sua storia.

Infatti, nonostante una lunga tradizione di studi, è stato necessario un profondo rinnovamento degli indirizzi di ricerca, perché gran parte della documentazione prodotta cessasse di essere considerata "minore" o irrilevante, e si iniziasse a prendere in esame la possibilità di conservarla nel suo complesso.

Questa presa di coscienza nuova coincideva con la crisi che ha investito il movimento sindacale italiano nella prima parte degli anni '80, e cioè a partire dalla dolorosa sconfitta subita alla Fiat con l'espulsione di 13 mila lavoratori, Qual è stata la finalità di questo cambio di sensibilità del sindacato? Promuovere una indagine su se stesso la più aperta possibile, la più disposta ad accogliere interrogativi nuovi, affinché lo studio delle vicende sindacali possa contribuire alle forme di risposta anche ai problemi dell'oggi. Sulla necessità di conoscere la storia del movimento sindacale una studiosa di storia, curatrice con altri dell'Archivio storico - sindacale della nostra Fondazione "Vera Nocentini", così si esprimeva: "La conoscenza del suo passato è essenziale allo sviluppo dell'organizzazione sindacale" (Dora Marucco).

L'affermarsi di questa consapevolezza costituisce la prima e principale condizione per garantire un'efficace conservazione della documentazione storica e corretti rapporti tra i suoi produttori (le strutture sindacali) e gli enti o fondazioni preposti alla tutela e alla promozione culturale.
Tale decisione riveste un'enorme importanza per il Piemonte (regione alpina del nord-ovest dell'Italia settentrionale), che ha visto da oltre un secolo il movimento operaio tra i principali protagonisti del mutamento economico, sociale e politico dell'intera regione, e la cui storia sindacale ha avuto in più occasioni riflessi importanti a livello dell'intero paese. Occorre ricordare che l'unità dello Stato italiano è nata nel 1860 con Torino capitale. Ma già nel 1865 il Consiglio comunale di Torino, paventando il rischio di decadimento cui la città sarebbe andata incontro perdendo il rango di capitale (trasferita prima a Firenze e poi a Roma), lanciava il cosiddetto "appello agli industriali" con il quale invitava gli imprenditori europei ad investire nell'area torinese, offrendo in cambio una politica attiva delle infrastrutture. Anche se poi sarebbero occorsi parecchi anni perché la trasformazione di Torino da città burocratica a città industriale si concretizzasse: è tuttavia a quel momento che si può far risalire l'inizio di una vicenda che ha caratterizzato tutto il "novecento". E Torino diventando città industriale ne assumeva anche la connotazione sociale. E' dunque forse giunto il momento di aprire una riflessione su come proteggere e conservare queste testimonianze, quali energie e quali risorse utilizzare per un grande archivio della memoria industriale di Torino.

La Fondazione "Vera Nocentini" di Torino, nata nel 1979 e promossa principalmente dalla locale Unione sindacale CISL, si inserisce in tale percorso e testimonia il bisogno di non lasciar morire la memoria e di trasmetterla alle generazioni future. Questa Fondazione che raccoglie e conserva molti fondi sindacali e sociali (fogli sindacali, giornali di fabbrica, memorie scritte di attivisti e dirigenti sindacali …) ha sostenuto la costituzione di un gruppo di lavoro, con sede presso la Regione Piemonte, che ha maturato il progetto di un "Istituto per la memoria del lavoro e dell'impresa", in cui confluiscano le principali organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL), istituiti e fondazioni da anni impegnati sia sul versante operaio che su quello industriale. Si tratterrebbe di una "casa comune degli archivi del lavoro" che offrirebbe impulso alla conservazione degli archivi aziendali e sindacali (con opportuni spazi di deposito), con il successivo ordinamento del materiale secondo una catalogazione comune; e con la messa a disposizione di enti pubblici e privati e di singoli studiosi di un servizio informativo e di consultazione su tale patrimonio, promuovendo lo studio del lavoro e dell'impresa. Si tratta di un intreccio tra iniziativa pubblica a privata che verrebbe ospitato in un unico edificio (storico dal punto di vista industriale) e che dovrebbe essere disponibile dal 2002. Il gruppo promotore ha provveduto alla redazione di uno statuto per gli aderenti all’iniziativa, mentre la città di Torino ha inserito il progetto nelle delibere riguardanti il piano degli Archivi e Musei della propria storia.

Giovanni Avonto