Fast Font

"Le differenze di genere nelle aziende: un problema aperto"

ricerca e formazione per promuovere le azioni positive in Piemonte

Progetto coordinato e realizzato da :

Sara Giordanino, Fernanda Negro, Giovanna Spolti

 

Questo lavoro di ricerca è nato dalla constatazione che la molteplicità delle risorse disponibili per attuare progetti e sperimentazioni sulle tematiche delle Pari opportunità sono ancora sotto utilizzate, in particolare dalle imprese industriali; per contro i dati sull’occupazione e sul mercato del lavoro evidenziano che la necessità e l’urgenza di iniziative volte a favorire le pari opportunità sono tutt’altro che superate.

Le elaborazioni sui dati ottenuti attraverso l’applicazione della legge 125/91 hanno evidenziato un quadro in cui permangono forti squilibri. I trend di miglioramento, che pure si cominciano a registrare su alcuni aspetti come l’accesso al lavoro e la presenza in mansioni forti, vanno accelerati e altrimenti diffusi. Non solo non si incide sulle grandi differenze presenti nello stock dell’occupazione, ma vi è il rischio di un arresto o di una regressione.

Il limitato ricorso ai finanziamenti previsti dalla legge 125/91 a sostegno di azioni positive e a quelli più recenti, derivanti dall’art. 9 della legge 53/2000, a sostegno di modalità organizzative e di orario a favore della conciliazione, può avere ragioni legate al carattere nazionale delle risorse, ritenendole di difficile accesso.

Accanto a tali possibilità vi sono i fondi destinati alle pari opportunità erogati dal Fondo Sociale Europeo, la cui gestione è a livello regionale. Anche queste risorse però, nonostante la congruità e una maggiore vicinanza ai soggetti destinatari, non vengono utilizzate dalle imprese industriali private se non in qualche sporadico caso.

Le stesse organizzazioni sindacali sovente non sembrano avere particolare attenzione alle possibilità derivanti da questi finanziamenti.

Pertanto, ci siamo chieste quanto tale resistenza sia dovuta a scarsa informazione piuttosto che ad atteggiamenti culturali molto tradizionali o, ancora, a vincoli organizzativi particolarmente rigidi.

Di qui l’idea di un approfondimento finalizzato a verificare se nella gestione aziendale i temi inerenti il lavoro femminile sono tenuti in considerazione e su come la negoziazione (e non solo) abbia inciso, sia pure involontariamente, nel determinare cambiamenti a favore o meno della condizione lavorativa delle donne negli ultimi anni.

Sono infatti molteplici gli aspetti su cui le parti sociali possono intervenire: dall’accesso al lavoro alle modalità di assunzione, dalla gestione degli orari e delle flessibilità all’inquadramento professionale, dalla quantità e qualità della retribuzione alle tematiche ambientali, per citarne alcuni.

I nominativi delle aziende sono stati individuati attraverso la collaborazione con rappresentanti dell’Unione Industriale, dell’Associazione Piccole Imprese (API), di Federpiemonte, Federapi, e delle Organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil.

I criteri di scelta sono stati quelli legati alla dimensione, alla tipologia produttiva, alla localizzazione e alla presenza di relazioni sindacali.

Si è voluto inoltre coinvolgere quelle aziende che avevano attuato nel corso di questi ultimi anni azioni positive finanziate dalla L.125/91, per capire gli effetti e le ricadute determinati da una azione positiva nel corso degli anni: quali cambiamenti, quale continuità all’azione si è registrata nelle politiche aziendali e sindacali, e così via. Purtroppo non è stato possibile per le difficoltà riscontrate nel reperire i nominativi delle aziende con i relativi progetti.

Presso la consigliera di parità regionale non si tiene un archivio in quanto la procedura non prevede che si trasmetta agli organismi regionali di parità copia dei progetti inviati per essere valutati ed eventualmente approvati in sede nazionale. Tali archivi non risultano pertanto aggiornati.

Le Associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali non sono state in grado di trasmettere le informazioni inerenti i progetti, per la cui approvazione è determinante un accordo tra le parti sociali.

Delle aziende qui prese in considerazione nessuna ha fatto ricorso a tale tipologia di finanziamenti, mentre hanno tutte una pratica negoziale molto presente.

Le aziende inizialmente individuate sono state 20, di cui successivamente 18 hanno dato la loro disponibilità, prevalentemente di medie dimensioni, di settori diversi, e con una presenza sindacale e una attività negoziale significativa. La motivazione per cui due hanno rinunciato è essenzialmente dovuta alla non disponibilità dei responsabili ad essere intervistati.

Il ruolo delle stesse Associazioni datoriali non è stato forse così incisivo nel sollecitare e "tranquillizzare" le imprese? Può essere che sia prevalsa talvolta la preoccupazione di essere considerati invadenti dai responsabili delle aziende su questioni dagli stessi non ritenute così importanti?

Le Organizzazioni sindacali, le cui categorie ci hanno indicato il maggior numero di imprese, hanno avuto talvolta un atteggiamento un po’ rassegnato: forse tali temi sono considerati importanti sul piano delle enunciazioni teoriche ma non così determinanti nella pratica sindacale?

La tipologia degli accordi è stato un altro aspetto preso in considerazione nella scelta delle aziende. Si sono privilegiate quelle realtà che hanno concluso accordi inerenti aspetti quali: inquadramenti professionali, flessibilità, assunzioni, formazione, ecc. per capire se e come hanno prodotto miglioramenti nelle condizioni lavorative delle donne in rapporto alla situazione maschile.

L’indagine qui proposta si propone di favorire, anche attraverso una lettura implicita di comparazione tra imprese, non solo tra quelle qui coinvolte, l’estensione di alcune pratiche e risultati negoziali, che possono comunque essere definite come "buone prassi" in un’ottica di politiche a favore delle donne. Per tale motivo le aziende nominate sono state esclusivamente quelle che più si sono avvicinate ad una negoziazione positiva in tema di parità.

 

Segreteria organizzativa:

Per IRES L. Morosini: Tel. 011. 5171122

COMMISSIONE PARI OPPORTUNITA’ UOMO-DONNA: via Pisano 6, 10152 Torino tel. 011.4324877
    


 

Seminario promosso da

REGIONE PIEMONTE
e
COMMISSIONE REGIONALE PER LA REALIZZAZIONE DELLE PARI OPPORTUNITA' UOMO-DONNA DEL PIEMONTE

 

LE DIFFERENZE DI GENERE NELLE AZIENDE

Torino, Lunedì 1 dicembre 2003

ore 9.30 -13.00

 Sala Multimediale – Regione Piemonte

c.so Regina Margherita 174

INVITO

La Commissione Regionale Pari Opportunità uomo-donna del Piemonte ha sentito la necessità di un approfondimento sull’applicazione delle Leggi per la parità, con particolare riferimento alle Leggi n.125/91 e n.53/2000, ovvero sul recepimento delle "Azioni positive" nella contrattazione e sui risultati più significativi per la qualità del lavoro femminile.

La ricerca ci aiuterà a leggere quali cambiamenti sono avvenuti in poco più di un decennio nell’organizzazione del lavoro.

PROGRAMMA

ore 9.30 Apertura del Seminario

Silvana Fantini, Presidente Commissione Regionale Pari Opportunità Uomo-Donna

ore 9.45 Presentazione della ricerca

"Le differenze di genere nelle aziende" a cura di Sara Giordanino, Fernanda Negro, Giovanna Spolti

ore 10.15 Interventi

 Bruno Manghi, sociologo

 Mauro Durando, Osservatorio Mercato del lavoro Regione Piemonte

 Giuseppe De Pascale, Direttore Regionale Formazione professionale e Lavoro

 Daniela Bertino, Responsabile del programma "Dialogo sociale" del Centro Internazionale di Formazione dell’OIL

 Gianna Rolle, Animatrice Misura E1 FSE

ore 12.30 Dibattito

ore 13.00 Aperitivo

Moderatrice Patrizia Cascarano, Vice Presidente Commissione Regionale Pari Opportunità Uomo-Donna

Il testo definitivo della ricerca, distribuito nel corso del seminario, Le differenze di genere nelle aziende: un problema aperto. Rapporto di ricerca, Torino, novembre 2003,  è a disposizione e può essere liberamente consultato presso la Fondazione.

Polo del 900

Servizio Civile Nazionale 

0464a62343a7fdda503297234c42fde6

 

Logo-Facebook

Area Riservata