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La patetica marcia dei 40.000


UNA QUERELLE TRA EX-MANAGER FIAT

  

Nei giorni scorsi attraverso le pagine di “la Repubblica” è riaffiorata una strana ridiscussione sulla “marcia dei 40mila” capi e quadri Fiat dell’autunno 1980.

Apparentemente il motivo della ridiscussione sarebbe il ruolo svolto da Cesare Romiti, all’epoca amministratore delegato del gruppo Fiat: da quanto raccontato dalle cronache giornalistiche e da lui stesso in un libro intervista (scritto con Giampaolo Pansa), Romiti emergeva come l’autore della sconfitta del sindacato, abbarbicato per 35 giorni ai cancelli dell’azienda. Ma ora in una diatriba attivata ventiquattro anni dopo, Montezemolo e Callieri gli tolgono il ruolo di primo piano in quella vicenda e gli attribuiscono quello di trattativista col sindacato mentre erano loro a dar man forte alla “marcia” per costringere il sindacato alla resa.

Il dibattito procede in questo modo: Luca Cordero di Montezemolo, ormai candidato unico alla presidenza di Confindustria, nel corso di un’intervista lancia la frecciata a Romiti oscurandone la figura di attore principale in quella stagione sindacale. Viene rimproverato da Romiti nel corso della presentazione di un libro sull’Avvocato Agnelli. A questo punto Carlo Callieri ritiene necessario entrare anche lui nella querelle e concede un’intervista al giornalista torinese Salvatore Tropea, tirando in ballo anche Giorgio Benvenuto, da lui incontrato a Torino quattro giorni prima della “marcia”, il quale gli spiegò cosa si stava trattando a Roma all’Hotel Boston (fra i segretari generali del sindacato, il governo, l’Avvocato e Romiti). Callieri sostiene che mentre i “resistenti”, cioè lui (responsabile del personale Fiat Auto), Montezemolo (responsabile delle relazioni industriali), Ghidella (amministratore delegato di Fiat Auto) e altri dirigenti Fiat come Magnabosco e Annibaldi presidiavano la situazione, asserragliati dentro Mirafiori oppure all’Hotel Turin Palace, Romiti convinto che la Fiat non avrebbe potuto vincere quella partita voleva a tutti i costi un accordo ragionevole col sindacato. E parla anche di una violenta discussione in casa di Romiti la domenica precedente la “marcia”, con lo stesso Callieri che voleva far saltare l’accordo e Romiti che l’accusava di voler portare l’azienda alla rovina.

Tirato nella discussione da Callieri e poi da Romiti, interviene con una lettera anche Giorgio Benvenuto, il quale dopo aver precisato che l’ing. Ghidella accompagnava il dott. Romiti durante gli incontri all’Hotel Boston, conferma la convinzione del sindacato “che si potesse arrivare ad un accordo senza vinti né vincitori” e che l’intesa sembrava a portata di mano. Afferma che il sindacato commise un errore la sera precedente la manifestazione dei quadri Fiat, quando si rinviò la stretta finale all’indomani; poi sbaglia citando il Teatro Alfieri anziché il Teatro Nuovo come luogo dell’assemblea che precedette la “marcia”. E conclude lamentando quell’occasione persa per costruire per tempo un sistema contrattuale moderno…

Callieri invece conclude che si era fatto vivo con la sua versione dei fatti “perché il troppo stroppia”.

La domanda che sorge spontanea allora è: perché tanta agitazione oggi nella ricostruzione di quei fatti? Nel 2000 c’era stata un’occasione organizzata da Unione Industriale di Torino e Archivio storico Fiat per celebrare l’evento a 20 anni di distanza, con l’intervento di quasi tutti gli attori sopra citati. Ma non si scatenò questa diatriba fra le posizioni diverse allora presenti in Fiat e note anche al sindacato. Dunque perché oggi?

La spiegazione che diamo è “patetica”, e si rifà ai veleni intercorsi nella recente e passata campagna per la presidenza della Confindustria. Ieri ( anno 2000) quando Callieri era il candidato dell’Avvocato per la presidenza di Confindustria, col vantaggio di essere stato fino ad allora vicepresidente, Romiti non lo sostenne e vinse D’Amato appoggiato da Berlusconi. Oggi nuovamente Romiti non ha assicurato il suo appoggio a Montezemolo, e quest’ultimo vuol farlo sapere, come pure Callieri di rincalzo. E individuano il terreno del rapporto col sindacato per lanciarsi le loro palle… Patetica questa nuova razza di manager oggi diventati padroni!

                                                                                    Giovanni Avonto, Aprile 2004                 

                                                                
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