Fast Font

Piccola sintesi storica dell'azienda CIMAT

  Nota storica realizzata in occasione dell'Assemblea soci  del Gruppo Abele 

nella nuova sede di corso Trapani, 95  il 6 giugno 2004

________________


PICCOLA SINTESI STORICA DELL’AZIENDA CIMAT

di Giovanni Avonto

 

L’azienda S.A. CIMAT (Costruzioni Italiane Macchine Attrezzi Torino) nasce il 5 gennaio 1940 dalla trasformazione di una precedente S.A. Promes costituita nel 1939 con capitale di Lire 1.000.000 e con sede a Torino in via Pierino Delpiano 10. Lo stabilimento di produzione è in costruzione in corso Venezia 53. Gli eventi bellici degli anni successivi portano a ripetute incursioni aeree sulla zona con la caduta di bombe e spezzoni dirompenti e incendiari che danneggiano o distruggono parti dello stabilimento (8.12.1942 e 13.07.1943). Per queste distruzioni l’azienda chiederà risarcimento per danni di guerra e a fine 1949 deciderà il suo trasferimento in corso Trapani 95. All’epoca i dipendenti erano 230 operai e 35 impiegati.

Questa storica fabbrica torinese è stata molto attiva durante gli scioperi contro la guerra del 1944 (marzo, maggio, novembre).

Nel 1958 la Cimat è insediata in corso Trapani, è una società per azioni con capitale Lire 200.000.000, posseduto in maggioranza dalle Officine Riv di Villar Perosa e quale socio di minoranza da Gatti Corrado amministratore delegato; presidente dell’azienda è l’ing. Pietro Bertolone.

La Cimat ha avuto il suo maggior sviluppo nell’epoca del cosiddetto “miracolo economico”, cioè nella prima metà degli anni ’60: nel 1964 aveva oltre 300 dipendenti, ed il capitale sociale era stato portato a 650.000.000 di Lire. Il Consiglio di Amministrazione comprendeva un secondo amministratore delegato dott. Gianluigi Mazzarelli ed inoltre il prof. Giovanni Castellino e il dott. Silvio Bortoluzzi.

La fabbrica, che contava personale molto professionalizzato fra gli operai e quindi una sorta di “aristocrazia operaia”, aveva a quel tempo una sindacalizzazione ben superiore alla media, e l’attività contrattuale della Commissione interna e delle organizzazioni esterne Fim, Fiom e Uilm era intensa e di qualità: sugli aumenti di paga base, sul premio annuale di produttività e sul premio mensile di rendimento, sulle modifiche al cottimo.

Nel 1968, l’azienda subisce una prima grossa ristrutturazione e poi nel 1970 il suo assorbimento da parte del gruppo americano La Salle Machine Tools di Warren (USA). Il capitale resta di Lire 650.000.000 e la Cimat diventa La Salle Machine Tool Italia S.p.A. La nuova proprietà in un primo tempo sembra muoversi secondo piani che prevedono una rapida e grossa espansione, soprattutto nel settore del grande macchinario speciale (complessi a trasferta) per le lavorazioni dell’industria automobilistica: cioè l’organizzazione di una piccola – media azienda viene sconvolta e rifatta sul modello della grande e moderna azienda.

Si ha un forte incremento dell’organico impiegatizio, specie per le categorie più elevate, con uffici che comprendono gruppi di 10-15 persone, ed inizia anche un lavoro di sindacalizzazione in questo settore. Nella fase di espansione si arriva a 350 dipendenti di cui la metà impiegati.

C’è una vivace partecipazione alle lotte non contrattuali (per le riforme, contro la repressione, ecc.), con partecipazione fra il 60 e l’80%; ma si arriva anche a uno sciopero aziendale dei soli impiegati per ottenere l’estensione di un aumento già concesso agli operai (65 lire orarie). Ai motivi economici poi si mescolano contestazioni all’organizzazione del lavoro e alla struttura gerarchica di comando nell’azienda che si manifesta nelle lotte contrattuali di fine ’72 e primi mesi ’73.

Proprio mentre si passa all’applicazione del nuovo Contratto nazionale 1973 attraverso la piattaforma di contrattazione integrativa, scoppiano le difficoltà economiche del gruppo La Salle, e le voci di fallimento creano allarme specie tra gli impiegati tecnici, e parecchi di questi si licenziano. Tuttavia si riesce a discutere l’applicazione del nuovo inquadramento unico e la perequazione dei minimi di salari e stipendi riferiti alle nuove categorie. Mentre il risultato del negoziato è buono per gli operai, per gli impiegati i risultati appaiono inferiori sia per la vecchia pratica degli assegni al merito e sia per la situazione complicata della CIMAT i cui margini economici ridotti non consentirebbero di continuare tale pratica.

Questa fase sembra risolversi nel 1975 con un’ulteriore integrazione della La Salle Cimat nella Acme National, una finanziaria americana di Cleveland (USA), che senza apportare investimenti avvia invece una nuova fase di ristrutturazione con il licenziamento di 125 lavoratori (76 impiegati e 49 operai su un totale di 349 dipendenti), e cioè questa volta il ridimensionamento va a coinvolgere maggiormente gli impiegati che erano stati invece il soggetto del rilancio nel ’68.

La lotta punta al ritiro dei licenziamenti e all’adozione della C1G nello spirito del recente accordo interconfederale per difendere l’occupazione.

            E’ utile qui richiamare che fra il ’68 e il ’73 il fatturato della CIMAT era triplicato e che si erano create due linee di produzione: quella delle macchine utensili di serie (rettifiche e alesatrici) e quella delle macchine speciali (trasferte circolari e trasferte di linea), con raddoppio quindi di tutti i servizi ad esclusione di quello amministrativo. La CIMAT aveva così acquisito anche una posizione sul mercato internazionale.

            La situazione di pesante crisi alla CIMAT nel ’75 è determinata in gran parte dalla grave crisi dell’auto oltre che dalla restrizione indiscriminata dei crediti di gestione.

            Non passano i licenziamenti e in sede della Regione Piemonte il 2 marzo 1976 viene raggiunto un accordo che trasforma i licenziamenti in cassa integrazione, anche se le dimissioni volontarie alimentano un forte assottigliamento degli organici. Con l’accordo suddetto si prevedeva anche il rilancio produttivo della CIMAT e l’azienda si impegnava a garantire l’occupazione fino al luglio ’77; ma l’azienda ha continuamente rinviato il piano di riorganizzazione e rilancio, finché nell’agosto 1976 la direzione CIMAT ha presentato istanza di fallimento, poiché le perdite avevano ormai superato il capitale, ed ha avviato la procedura di licenziamento per tutti i dipendenti.

            Il 27 agosto del 1976, in una nuova riunione in Regione, l’Assessore all’Industria avanza la proposta di ripristinare la cassa integrazione per tutti i 200 dipendenti rimasti della CIMAT e contemporaneamente di ricercare un nuovo assetto proprietario o soluzioni di mobilità. Sarà proprio quest’ultima ipotesi a concretizzarsi nell’autunno del 1976 (10 novembre) con un accordo tra FLM e COMAU, quest’ultimo consorzio si impegna ad assumere i dipendenti dell’ex CIMAT in numero di circa 100 in due scaglioni, trasferiti alla MST e alla Morando che fanno parte del gruppo COMAU. Nell’accordo si precisa che saranno considerati i livelli professionali acquisiti, ma è ben presente nei negoziatori che anche nel gruppo COMAU è in atto un processo di ristrutturazione che si annuncia assai difficile.

 

Torino, gennaio 2004

 

Fonti documentarie:             

Archivio “Fondazione Vera Nocentini”

Fondo archivistico FLM presso Archivio di Stato di Torino

Fondo Intendenza di finanza presso Archivio di Stato di Torino

Fondo Cimat presso Archivio CCIAA di Torino

Fototeca Istituto Piemontese “A. Gramsci”

Italian English French German

Polo del 900

Servizio Civile Nazionale 

0464a62343a7fdda503297234c42fde6

 

Logo-Facebook

Area Riservata