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GIANNI FABRIS, L’OPERAIO DELLA CULTURA NEL SINDACATO

Il sindacato ha perso una figura singolare della sua esperienza: quella dell’operatore che sapeva coniugare la passione per il lavoro culturale con la saggezza e l’equilibrio del responsabile sindacale, e infine con la ironia con cui sapeva cucire i suoi rapporti umani. Sono virtù oggi rare in tempi e mondi irrequieti ma pieni d’incertezze.

È mancato il 13 maggio scorso a Castelletto di Busca, nel Cuneese, dove si era trasferito nella seconda metà della sua vita, circondato da una splendida famiglia e da una numerosa banda di amici, ai quali sapeva trasmettere serenità e riflessioni frutto di una vita intensamente vissuta nell’impegno sociale e culturale.

Ero nato a Gassino Torinese il 24 giugno 1945 e trascorse la sua vita torinese risiedendo in Lungodora Napoli 90, originaria sede di una comunità alloggio di chierici esterni. Gianni aveva frequentato come seminarista fino a teologia al seminario di Rivoli, e poi come diacono e con l'avallo di padre Pellegrino era stato in Francia insieme a un gruppo di seminaristi per conoscere l’esperienza dei preti operai. Non era poi rientrato in seminario per l’ordinazione e aveva iniziato a lavorare come operaio generico alla Carello, per un anno; poi era passato a lavorare alla Lancia (1967-1970) come collaudatore da banco e addetto al metalloscopio. Ma la sua esperienza più significativa come operaio di 3° livello si svolse alla Castor-Zanussi di Cascine Vica (Rivoli) per sei anni (18/01/1971-22/02/1977) come addetto al collaudo visivo e funzionale di lavatrici. Qui maturò la sua coscienza sindacale apprendendo che l’equilibrio andava raggiunto anche col conflitto: la sua esperienza di delegato sindacale FLM fu messa alla prova durante la lotta per il salvataggio della Castor, assorbita dalla Zanussi, che tuttavia procedette a riorganizzazione con riduzione del personale e lui finì tra i licenziati.

Nel frattempo aveva iniziato da alcuni anni la sua collaborazione volontaria con il sindacato CISL torinese interessandosi del rapporto con il movimento studentesco esploso in quegli anni; il problema del confronto con il movimento richiedeva studio e riflessione e le sue note erano essenziali per la preparazione della segreteria (allora la CISL era la più attiva in questo confronto). Ma le lotte studentesche si intrecciavano con altre problematiche, quali la disoccupazione giovanile e la formazione professionale degli operatori sociali e sanitari. Le riflessioni di Gianni furono dedicate particolarmente all’applicazione della Legge 285 per l’avvio al lavoro dei giovani; poi ad alcune vertenze singolari come quella legata alla scuola Onarmo per assistenti sociali.

L’ampia documentazione raccolta e lasciata da Fabris all’archivio della Fondazione Nocentini ci consente di ricordare e illustrare tutte le altre iniziative e attività cui egli dedicò il suo impegno culturale e le sue risorse umane. In particolare dobbiamo ancora ricordare le lotte dei lavoratori studenti e degli studenti degli istituti professionali per assorbire queste scuole nella più generale riforma della scuola.

L’ufficio scuola della CISL torinese, cui era addetto Fabris, si occupò in modo ampio e documentato dell’applicazione dei cosiddetti “decreti delegati” che costituivano un pezzo contrattato della riforma scolastica, indirizzata alla partecipazione delle varie componenti della scuola attraverso rappresentanze elette. E poi l’organizzazione e la diffusione nel territorio della provincia di Torino dei corsi “150 ore” conquistati con il Contratto Nazionale metalmeccanici 1973, e poi diffusi anche nelle altre categorie di lavoratori.

Ancora dobbiamo ricordare un’ulteriore esperienza culturale del sindacato (frutto anche del CCNL del 1973) ossia la “Cooperativa Libraria” per la diffusione, di libri e riviste ,anche in fabbrica, tra i lavoratori attraverso la gestione di una Libreria (in via della Misericordia 6), inaugurata il 3 giugno 1977 e in attività con la gestione di Gianni come responsabile operativo; in seguito fu gestita da altri attivisti come da lui richiesto per una rotazione nell’esperienza. Con Gianni vicepresidente la Cooperativa, gravata di costi, durò fino al 1986.

Di queste ultime esperienze Fabris ha lasciato saggi scritti e interviste. Esse gli consentirono anche di avere competenza e titoli per passare alla gestione della biblioteca della Facoltà di Architettura: l’operaio della cultura era stato promosso ad impiegato!

Poi ci fu il trasferimento a Dronero nel Cuneese insieme alla sua ampia famiglia, collaborando sempre nel settore sociale con le ASL di Dronero e poi di Cuneo e con l’ufficio URP per i rapporti con il pubblico.

Negli anni del sindacato Fabris è stato un intelligente collaboratore e generoso animatore dei sindacati CISL Scuola (Sinascel e Sism).

Possiamo chiudere questo ricordo biografico con il suo sorriso e la sua risata contagiosa e carica di umanità. Scrive Franco Chittolina oggi sul settimanale cuneese “La Guida”: “in questi anni gli abbiamo sentito dire sempre cose pacate e intelligenti, due doti gemelle che accompagnava spesso con una fragorosa risata quando i confronti si facevano più aspri e quello diventava un modo per mettere tutti d’accordo almeno fino alla prossima disputa politica tra amici”.

Giovanni Avonto, 17 maggio 2018

Polo del 900

Servizio Civile Nazionale 

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