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Ricordo di Bruno Storti

Un ricordo di Bruno Storti a dieci anni dalla scomparsa

  

            Il 10 gennaio 1994 moriva Bruno Storti. Come segretario generale ha guidato la Cisl per circa vent’anni (1958-1976) in un contesto politico e sociale in profonda trasformazione, segnando con i suoi atti la storia del movimento sindacale italiano. Partecipò con Pastore alla costituzione della Cisl nel 1950, e ne divenne poi successore.

            In occasione del decennale della scomparsa l’Archivio storico nazionale della Cisl ha promosso una “Memoria Online” che raccoglie testimonianze su Storti e il suo periodo. Di seguito il testo preparato da Giovanni Avonto.


 

L'extra-contrattuale di Bruno Storti

           Ai metalmeccanici negli anni '60 Storti non piaceva molto. Subentrato a Pastore nel 1958 come segretario generale appariva un appassionato continuatore della linea del fondatore: lo dimostravano i suoi interventi ed i suoi scritti in cui sviluppava una dialettica capace di comunicare… ma ai metalmeccanici un dirigente estratto dalla pubblica amministrazione e che non aveva fatto gavetta né con gli operai e neppure nel sindacato appariva come un soggetto di un'altra classe, una classe "benestante".

            E' vero che già ai tempi dell'aggiunto a Pastore svolgeva relazioni anche sulla situazione industriale e sulle relazioni sindacali; ma non appariva proprio come un esperto di contrattazione in grado di guidare le battaglie per la contrattazione integrativa aziendale, che allora rappresentava l'innovazione introdotta dalla Cisl sul piano della strategia sindacale.

            Poi c'era la questione del suo incarico parlamentare che rendeva insofferenti i fimmini propugnatori dell'autonomia attraverso l'incompatibilità tra cariche sindacali e mandato parlamentare. E su questo tema si registrò la divisione dei delegati al congresso della Cisl del 1965.

            Mettendo insieme queste varie obiezioni ne nasceva un giudizio di "trasformista", perché in grado di conciliare posizioni incoerenti e moderate con la necessità di tenere insieme una confederazione che allora manifestava sussulti di rinnovamento ed anche  sviluppi di dialettica vivace soprattutto sui temi dell'autonomia.

            Questo è un po' il clima culturale e politico in cui io, entrato nelle file della Fim, ho percepito nella prima parte degli anni '60 la figura di Bruno Storti.

            Poi alla fine di quel decennio, quando l'analisi sociologica prodotta da intellettuali che collaboravano con Cisl e Fim avevano sviluppato la necessità di una difesa del salario anche sul terreno sociale, Storti seppe raccogliere queste sollecitazioni e seguendo l'esempio di Pastore ampliò la cerchia degli esperti collegati o inseriti nella struttura e negli organismi sindacali.

            E la teoria di realizzare riforme sociali sui vari settori (casa, sanità, scuola, trasporti, prezzi e tariffe…) attraverso una forma di contrattazione con il Governo (nuova controparte) lo portò a inventare quell'espressione particolare che fu usata nel sindacato, in maniera unitaria e per un certo periodo, della "tutela extracontrattuale" e del "negoziato extracontrattuale" con l'istituzione centrale, per produrre quei cambiamenti socio-economici che poi dovevano essere recepiti in Parlamento.

            Questa novità non fu ritenuta mero "trasformismo" in ambito Fim, ma c'era il Congresso Cisl del 1969 in cui si era creata una frattura nella Cisl fra la maggioranza guidata da Storti e una forte minoranza di "incompatibilisti", che per un certo periodo si dette un'organizzazione parallela fra le strutture aderenti, in primo piano la Fim. Questo gruppo di opposizione faceva capo a Armato, Macario, Carniti, e nel 1970 si giunse poi a un accordo di gestione con l'ingresso di Macario in segreteria.

In questa seconda metà degli anni Sessanta si registra un cambiamento di ruolo della Cisl: Storti aveva detto esplicitamente al Congresso del '65 che il sindacato da quel momento in poi aveva il dovere di "fare politica", rivendicando l'autonomia del sociale e la possibilità di spingere la società politica verso riforme di struttura. Nel '68 poi la Cisl compiva un altro passo proclamando l'incompatibilità fra responsabilità sindacali e incarichi parlamentari o politici. Nel '69 sulle pensioni alcune federazioni giungono a dichiarare lo sciopero contro il parere d Storti, ma poi lui recepisce la critica e la spinta a rinegoziare la prima riforma previdenziale. Così insieme a Macario recepisce la novità dei delegati e la spinta che dai Consigli veniva all'unità sindacale; ed inventa allora quella formula che celebra l'età migliore di Storti, quel "potere contro potere" che cerca di creare un equilibrio tra iniziativa dello Stato e indicazioni provenienti dalla società civile.

E' nel periodo dal 1972 in avanti che io incomincio a conoscere Storti più da vicino: sia per aver vissuto un anno a Roma alla Fim nazionale (con Flm appena costituita), sia per essere poi entrato nella segreteria dell'Unione Cisl di Torino nell'estate del 1973.

            Storti progressivamente si era trasformato attraverso le vicende del 1971 e '72 che non approdarono all'unità organica ma al Patto federativo, e nel congresso del 1973 nel dualismo delle anime della Cisl guidò la mozione di maggioranza che comprendeva il vecchio schieramento incompatibilista.

Vorrei ricordare due aspetti delle relazioni avute con Storti segretario generale. Cesare Delpiano, segretario generale dell'Unione di Torino, che pure aveva avuto contrasti profondi con Storti all'epoca in cui lavorava a Roma in confederazione, ci propose di tenere dei confronti annuali fra la segreteria torinese e quella confederale, per via - diceva - della specificità dei problemi di Torino, ma anche per portare idee e sollecitazioni al vertice. E Storti accolse volentieri la proposta e realizzeranno almeno due incontri nell'autunno '73 e in quello successivo '74. Per me furono occasioni straordinarie per dialogare con Storti molto disteso, attento e preciso nella discussione.

            Venne a Torino, in molte occasioni, ma quella che ricordo con ammirazione è l'assemblea unitariamente organizzata al Teatro Nuovo (oltre 1000 partecipanti) in occasione del dibattito che precedeva il referendum sul divorzio. Storti non aveva aderito al comitato dei cattolici per il "No" (in cui figuravano pure Macario e altri dirigenti cislini, ed a cui avevo aderito anch'io) e venne a Torino con Lama e Vanni: fu un'assemblea in cui lui difese il pluralismo delle scelte, anche fra i cattolici, con tale appassionata dialettica da meritarsi applausi da tutti. Quando si uscì dal Teatro, quasi soddisfatto della sua prestazione, disse "E' stata una sudataccia, adesso vado a cambiarmi canottiera e camicia!".

            Credo che i meritati applausi derivassero dal fatto che molti delegati di base per la prima volta conoscevano Storti da vicino, in diretta, e scoprivano la sua abilità, ma anche la sua umanità.

            Ricordo infine negli anni '80, quand'era alla presidenza del Cnel, che tutte le volte in cui veniva a Torino mi cercava e mi chiedeva di poterci incontrare, magari all'albergo, per fare quattro chiacchiere che servissero ad aggiornarlo su una realtà che avevo capito continuava a interessargli, anche dopo le vicende e le esperienze del periodo sindacale. 

Torino, 15 gennaio 2004   

 Giovanni Avonto      

Polo del 900

Servizio Civile Nazionale 

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