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Ricordo di Vito Milano

Uno della Mirafiori. Un ricordo di Vito Milano   

 

Giovedì 12 dicembre. Corre veloce l’auto da Torino al lago di Lugano e corrono a ritroso i pensieri per ricordare Vito Milano, segretario della Cisl di Milano, spentosi il giorno prima dopo una lunga lotta contro il cancro. Troppo piccola la chiesa di Brusimpiano per contenere i tanti che hanno portato l’ultimo saluto, che hanno ascoltato le parole di chi ne ha tratteggiato il ricordo.

Aveva 54 anni. E’ stato parte di quella meglio gioventù operaia degli anni ‘70 di cui si fatica ancora a ricostruire la memoria collettiva. I pensieri spaziano ma ritornano sempre a Mirafiori: lui è cresciuto in una famiglia delle case popolari di Via Plava, di fronte alla Meccanica 2 e, non ancora ventenne,  nel luglio del 1969 entrò in Fiat alle linee della lastroferratura dell’officina 53.

Crebbe nel mezzo di tante lotte spontanee e sindacali, uno dei tanti leader di base che a Torino portarono la Costituzione dentro i cancelli della grande fabbrica, chiesero il diritto alla parola di cui parlava allora Don Milani, trasgredirono al comando ottuso da caserma per trasformare prima le  condizioni di lavoro e poi la collocazione operaia nella società. Lasciò a malincuore la band “Equipe 84” di cui era un promettente batterista per abbracciare il ruolo, allora totalizzante, di delegato di gruppo omogeneo alle Carrozzerie.

Chi erano, cosa sognavano quei giovani operai, quei nuovi sindacalisti che con le loro lotte turbarono il sonno della vecchia dirigenza sindacale, degli imprenditori e non solo? E’, questa, una storia ancora non scritta sospesa com’è tra una memoria appiattita sugli “anni di piombo” ed una filmografia che narra di altri. Per quegli operai e per quel sogno di sindacato, oggi  non sembra sia ancora venuto il tempo... Vitomilano - sì, lo si chiamava nome/cognome senza stacco - era un creativo ed improvvisava non solo nel sindacato. Amava la montagna, suonava e scherzava, era autoironico, spesso sorprendeva nel decidere: una notte, nel corso di una difficile trattativa per la Fiat e di fronte alle necessità di parlare urgentemente ai lavoratori degli stabilimenti di Cassino e Termoli, non esitò a salire sulla amata moto ed in 24 ore “concluse” la missione. Non si è mai tirato indietro rispetto alle responsabilità da assumere: era ben noto il suo “ci penso io, stai tranquillo”.  Vito è stato anche  uno dei simboli di quella emancipazione operaia - in un’epoca in cui i lavoratori contavano non solo per l’apporto produttivo -  che seppe elevarsi culturalmente e socialmente: da operaio a delegato Fim, da delegato a responsabile di Lega a Mirafiori; operatore nazionale per la Fiat prima e dopo Segretario della Fim e della Cisl di Milano. Quando gli chiesi – allora ero segretario della Fim Torinese – di uscire dalle Carrozzerie e poi dalla Lega Mirafiori rispose con “obbedisco” ma con fatica, con un rimpianto per quanto lasciava.

Le tante persone che in quel piccolo cimitero di Brusimpiano testimoniano a Vito la loro stima e il loro affetto, fanno rimbalzare ricordi di tanti episodi condivisi.  Ma oggi c’è un presente ed un futuro, il tempo e la vita: “Ci penso io”,  sembrerebbe sussurrare a Vito la moglie Lucia mentre tiene per mano le due piccole figlie, Antea e Ginevra.
              
Adriano Serafino

Torino, dicembre 2006

Polo del 900

Servizio Civile Nazionale 

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