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Ricordo di don Gianni Fornero


GIANNI OPERAIO E PRETE. Un ricordo di don Gianni Fornero

 

           Parlare di “Gianni al lavoro” come prete operaio significa interpretare quel nuovo modello di sacerdozio prefigurato da quell’esperienza condotta, con tanti altri confratelli in Italia, soprattutto nei decenni Settanta e Ottanta.

Gianni immagina (in uno dei suoi ultimi interventi su questo tema) che l’apporto significativo dei preti operai sia costituito  da un “tridente” con al centro la missione e ai lati evangelizzazione e inculturazione.

Due termini questi ultimi che Gianni vede spesso in contrasto: l’annuncio del Vangelo e l’identificazione con la modernità.

Nel tentativo di comprendere la passione e le contraddizioni che hanno animato quell’esperienza, mi son fatto lettore dei testi che Gianni ha scritto negli anni 1984 e 1985 inseriti nei due volumi Uomini di frontiera e Preti operai. Nel primo Gianni dedica circa 150 pagine all’evoluzione di quell’esperienza italiana e al progetto comune “per una chiesa che nasce dal basso”. Nella seconda pubblicazione (a cura di Pietro Crespi, sociologo e ricercatore) sono raccolte 23 esperienze autobiografiche umane e religiose di preti operai, che si identificano solo con le sigle dei loro nomi poste al termine di ogni testimonianza.

Mi ha attirato particolarmente il racconto di sé fatto da Gianni, dove il filo della memoria si snoda insieme a un proprio bilancio di vita, con un titolo che è programmatico: “Aprire il cammino per una chiesa serva e povera”.

Sollecitato da queste letture e dal gruppo di lavoro che ha preparato questa serata ho pensato di svolgere una rapida ricerca sul periodo di lavoro in fabbrica di Gianni, rintracciando quattro dei suoi ex compagni di lavoro all’Ipra di Pianezza (Alfio, Cristina, Michele e Ugo), ove Gianni ha speso 6 anni di lavoro a tempo pieno fra il 1973 e il 1979, che egli ha considerato la sua “esperienza sindacale più significativa”. Non solo perché si trattava di una media azienda, con oltre un migliaio di operai (in maggioranza donne) che producevano radiatori per auto e autocarri, ma anche perché vi era un’”alta percentuale di immigrati” e perché vi ha svolto la funzione di rappresentanza dei lavoratori dipendenti entrando nel Consiglio di fabbrica (che comprendeva 22 delegati). In questa veste ha svolto  una serie di rivendicazioni, azioni e acquisizioni, come l’accordo sulla 14a , il miglioramento dell’ambiente, il controllo sui ritmi, la possibilità per un delegato di spostarsi da un reparto all’altro … e soprattutto “una discreta unità fra i lavoratori”.

Dunque ricordiamo i precedenti di questa esperienza all’Ipra.

Aperto nel 1967 con don Carlo Carlevaris il discorso sull’opportunità di fare un’esperienza di lavoro, Gianni in ottobre entra per un anno alla Viberti ove scopre la realtà operaia fatta di condizioni a volte terribili, ma anche di umanità “ben diversa – dice Gianni – da quella che avevamo vissuto noi fra le mura protettive del seminario”.

Poi durante il secondo anno fa alcune esperienze in piccole aziende, chiamate “bòite”, e per sette mesi lavora a part-time alla Standa. Durante l’estate 1969 riesce ad entrare alla Pininfarina e finisce alla catena di montaggio della Spider Alfa Romeo, la sua prima esperienza di lavoro a catena. A fine settembre 1972, continuando a lavorare, Gianni viene ordinato prete da padre Pellegrino, e qualche mese dopo entra in quella abbastanza lunga esperienza alla Ipra di Pianezza.

Che cosa ho ricavato incontrando ex compagni di lavoro e rievocando con loro quegli anni di esperienza sociale, culturale ed anche spirituale comune?

Vorrei inserire anche i miei ricordi di sindacalista che ebbe occasione di frequentare la fabbrica Ipra per assemblee o per riunioni col Consiglio dei delegati.

Siamo tutti concordi nel riconoscere che Gianni era un leader ed un punto di riferimento sia per i suoi compagni di lavoro che per la cosiddetta controparte; ossia per la direzione aziendale, che egli dipinge come particolarmente “rigida e autoritaria”. E caricando il giudizio egli dice “si viveva in un clima di caserma ed il sindacato era in grande difficoltà”.

Verificando negli archivi della Fondazione Nocentini ho scoperto che cinque mesi dopo l’ingresso all’Ipra (quando si era ormai scoperta la sua identità di prete operaio) si iscrive al sindacato e sulla delega fa dapprima la scelta unitaria Flm: poi passerà alla scelta Fiom che lui stesso conferma nella sua autobiografia, riconoscendo di essere l’unico prete operaio a Torino iscritto alla Cgil, mentre la scelta Cisl era la più comune. Gianni scrive che la sua “ha voluto essere  una scelta coerente con l’esigenza di condivisione che mi ha portato nel mondo operaio”, il che gli ha poi consentito “una notevole forma di fraternizzazione coi militanti della sinistra”.

Dunque non solo militante sindacale, ma anche come si usava dire allora “un combattivo” per le cause del lavoro: ed io ricordo che nelle assemblee non solo amava intervenire , ma talora la passione lo spingeva a contestare la moderazione del sindacato o del sindacalista. Così pure organizzava, anche con picchetti, il controllo degli straordinari al sabato, per impedire quelli produttivi. Ma tutti riconosciamo che in lui la razionalità poi prevaleva e controllava anche le passioni. Come razionale e meticoloso era quando stendeva l’ordine del giorno per la riunione del Cdf oppure approfondiva la preparazione per la trattativa.

Ho provato a indagare se sulla sua figura di prete operaio e sindacalista siano mai nati problemi con i compagni o col sindacato: l’unica occasione difficile deve essere stata quella che ha provocato le sue dimissioni dalla Ipra, ma quest’episodio che lasciò sconcertata la cerchia degli amici non era ben conosciuto nelle sue motivazioni, né egli volle approfondire la questione. Vedremo cosa dice Cristina, l’unica che ha cercato di interpretare l’accaduto.

La condizione di prete di Gianni, una volta scoperta con qualche meraviglia, era ben nota a tutti, dentro e fuori la fabbrica. Col suo sorriso e la sua dolcezza accattivanti, con la sua disponibilità in qualsiasi momento riusciva a conquistarsi l’amicizia di tutti, o quasi tutti: non è da escludere che questa figura nuova di operaio e di prete sollevasse delle perplessità in qualcuno agnostico o incredulo che non amava frequentare il prete e che adesso se lo trovava addosso. Altresì verosimile secondo Ugo che anche qualche laico di Chiesa lo attaccasse per la sua vita di operaio e si rifiutasse di considerarlo ancora prete, come accadde a San Pancrazio (frazione di Pianezza) durante una serata in cui don Ermis Segatti parlava di rapporti fra Chiesa e marxismo, all’epoca del compromesso storico.

Nella fase che precedette questo compromesso (inteso come unità nazionale per far fronte alle trame dei vari terrorismi) ci furono grandi discussioni su temi etico-sociali, come i due referendum su divorzio prima e su aborto poi. Gianni si mostrò molto tollerante in queste discussioni, ma non voleva che questi temi (in particolare l’aborto) venissero trattati con leggerezza. Forse sul divorzio ebbe un atteggiamento e un comportamento referendario più “liberal”.

Abbiamo parlato prima di passione e contraddizioni: merita ora ricordare un fatto ben presente a tutti gli intervistati, ossia l’episodio delle missioni cittadine a Pianezza tenute da padri religiosi che intendevano portarle anche nelle fabbriche, e per questo presero contatto con la direzione del personale dell’Ipra per celebrare la messa nel locale della mensa. La direzione era favorevole e convocò il Cdf per ottenerne il consenso. Un delegato, notoriamente comunista, si sbilanciò subito a favore mentre il resto del Consiglio era perplesso, anche perché il giorno prima in una fabbrica vicina “c’era stato un gran bordello” durante la messa aziendale. A Gianni non pareva accettabile che “quella direzione che ammoniva, dava multe a dritta e manca” concedesse a tutti gli operai un’ora di permesso retribuito per la messa. Lo vide come una collusione fra Chiesa e padroni! Chiese perciò una sospensiva per discuterne in consiglio e qui venne deciso di respingere la proposta giudicandola non opportuna (per Gianni anche in base alle severe disposizioni impartite dal cardinale Pellegrino per le messe aziendali). E qui Gianni riflette sulla posizione difficile e solitaria del prete operaio di fronte a strumentalizzazioni di credenti e non credenti.

Però ci sono le esperienze positive e significative. Gianni aveva costituito, con quella parte dei lavoratori Ipra (credenti e non credenti) che avevano aderito, un gruppo di riflessione che si ritrovava periodicamente in casa di qualcuno per fare un’analisi dell’accaduto e dei comportamenti nel corso delle passate settimane, alla luce della Bibbia e del Vangelo. Erano quasi tutti delegati con le rispettive mogli o fidanzate. Era una sorta di revisione di vita, che Gianni trasformerà poi in un vero e proprio itinerario catecumenale prendendo spunto dal matrimonio di Ugo e Lia, entrambi lavoratori in Ipra, e poi dal battesimo della bimba di cui erano in attesa.

Termino leggendo quanto mi ha scritto Cristina, rispolverando un suo vecchio diario personale ai tempi della fabbrica, in cui cerca di spiegare anche l’abbandono dell’Ipra da parte di Gianni.

 « Nel maggio del 1977 sono stata eletta dalle mie compagne di reparto e sono così entrata nel Cdf, ed ho quindi avuto occasione di lavorare con Gianni per circa due anni (fino all'inizio del 1979).

Quando, a seguito di difficoltà interne al Cdf, alcuni delegati (di atteggiamento estremista, per es. non avevano voluto aderire allo sciopero contro l'azione brigatista nei confronti di Moro) lo attaccarono violentemente per certe posizioni di coerenza, come il rifiuto di mantenere condizioni privilegiate a favore di lavoratori di un certo reparto a scapito di altri, Gianni si dimise da delegato.

Ugo e io ci ritrovammo così in una situazione di grossa difficoltà e frattura in seno al Cdf, per cui proponemmo di procedere a nuove elezioni del Cdf In queste votazioni gli operai rielessero Gianni Fornero, ma non i delegati che lo avevano attaccato sulle sue scelte. Gianni continuò ancora per alcuni mesi, ma le continue difficoltà causate dagli attacchi e dalle maldicenze sul suo conto che i non eletti sferravano contro di lui lo indussero - io penso - a rivedere il senso della sua presenza in fabbrica, e così un giorno ci comunicò che si era licenziato.

Continuò però a partecipare (e a guidare) il gruppo di revisione di vita, che si era costituito con alcuni delegati  (e loro mogli operaie). Si partiva da un fatto successo negli ultimi quindici giorni trascorsi e con il metodo della Gioc (vedere, valutare, agire) si rifletteva sulle cause, conseguenze, si tentava una valutazione in relazione al Vangelo e si assumevano decisioni di comportamento pratico.

Il gruppo ha continuato a trovarsi per molti anni.

Effettivamente, il lavorare insieme per tutta la settimana, il lottare insieme per rendere più vivibile la vita all'interno della fabbrica, il ritrovarsi tutti i sabati mattina ai cancelli dell' Ipra per controllare gli straordinari, il seguire i problemi di salute che si erano verificati a seguito della demolizione di un forno coibentato con materiale nocivo, ci aveva portati a sviluppare, fra molti delegati, un clima di profonda amicizia e solidarietà, che, nonostante la distanza, dura ancor oggi, dopo tanti anni.»

 Dunque Gianni era un grande costruttore di amicizie. Lasciata la Ipra nella primavera ’79, dopo alcuni mesi di disoccupazione nel settembre dello stesso anno entra alla Fiat Lingotto  e nella primavera ’81 dopo la chiusura di quello stabilimento viene trasferito alla Fiat Materferro, che però verrà rapidamente chiusa e Gianni va in cassa integrazione. Perciò un prete operaio di lungo corso, 14 anni dal ’67 all’81, che penso siano una singolarità almeno  in Italia per questa esperienza, e che gli hanno permesso di acquisire quel carisma non solo sacerdotale, ma anche umano e sociale di cui noi tutti abbiamo beneficiato. 

                                                                                                Giovanni Avonto

Torino, novembre 2004

Polo del 900

Servizio Civile Nazionale 

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