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La presentazione del libro Le origini della Cisl in Piemonte nelle voci dei testimoni: l’Unione Territoriale di Torino e della Guida all’archivio storico-sindacale dell’Unione Cisl di Torino ha fornito l’occasione per un dibattito sugli effetti della presenza della Cisl sulla scena sociale torinese, svoltosi il 31 marzo 1999 presso il Ristorante Mago di Caluso:

LA CONTESA SINDACALE DELLA CISL,

ossia la sfida del pluralismo sindacale come è stata considerata da diversi punti di osservazione , il mondo sindacale, il mondo cattolico e il mondo laico.


Per discuterne sono stati invitati Elisabetta Benenati, Gianni Perona e Francesco Traniello, tutti docenti di storia presso l’Università di Torino, coordinati da Bruno Manghi.

Riportiamo qui di seguito i passi più importanti dei rispettivi interventi.

" (…) questa Cisl nascente narrata qui è piccola – osserva Bruno Manghi - , è veramente piccola; gli storici insegnano quando si leggono le storie di Ragionieri ed altri: 10 persone si incontrano a S. Giovanni Valdarno, 5 persone ad Imola, 17 persone fanno il sindacato grafici Cisl a Torino. I numeri sono questi, di una modestia assoluta, però non sono cespugli, sono realtà che hanno radici, che hanno motivazioni, che vivono in una dimensione molto vasta, planetaria, di cui magari si sa poco, ma che si avverte. Questa è la grandezza: essere piccoli, ma avere l’idea di una espansione, che magari è affidata all’amico di Roma che viene a parlare, che viene confrontata con l’altra idea espansiva che è quella della Cgil. Era sempre gente che poi cercava di avere nel popolo, nella fabbrica le risorse sufficienti per vivere e sopravvivere. (…)".

Elisabetta Benenati: " Il sindacato italiano, che si ricostituisce nel 1944 ha una forte vocazione politica che nasce da una forte congiuntura storica: la liberazione del paese e il forte e fitto tessuto ideologico danno origine ad un modello sindacale e ad una organizzazione fortemente centralizzata, ad un sindacato esterno ai luoghi di lavoro, autonomo rispetto all’impianto statuale e istituzionale. In questo quadro la corrente cristiana è minoritaria, pari a circa il 13%. Il ’48 cambia la situazione. Sono due gli avvenimenti rilevanti: innanzitutto le elezioni del 18 aprile, che sanzionano l’uscita delle sinistre dal governo (…); la divisione sindacale è il secondo avvenimento. (…) Da una parte il sindacato nel suo insieme, cioè il movimento dei lavoratori, perde ruolo politico, perde terreno nelle scelte di politica economica, perde la Cgil, perde la Cisl. Una con il Piano di Lavoro, l’altra con la proposta dei Comitati Nazionali di produttività (…). Non solo, ma si avvia in questa fase un vero e drammatico problema di desindacalizzazione. (…) Quindi c’è un fenomeno possente, profondo, drammatico di destabilizzazione, che apre la strada ai famosi anni ’50 (…). C’è però un’altra conseguenza della scissione: la scissione riapre o vuole riaprire il discorso sul modello, in particolare Rapelli si butta a capo fitto nel tentativo di riproporre un modello sindacale di tipo diverso, cioè fondato sulle categorie, vuol rifare un sindacato unitario, una Confederazione costruita sulla base delle categorie e riconosciuta dallo Stato. Il tentativo di Rapelli non ha, però, grande esito…."

Gianni Perona:" (…)L’organizzazione sindacale, di cui si sottovaluta il fatto che fosse completamente nuda di strutture, col patto di Roma si costituisce come erede del Sindacato fascista. Questo suo affermarsi con un solo sindacato per provincia riproduce la struttura del sindacato fascista: (…) questa organizzazione pesa sul costituirsi delle zone, anche delle zone contrattuali nel periodo ‘44-’45.(…)Ci sono – poi – due culture sindacali: una cultura socialista e una cultura cattolica. Tertium non datur. Non c’è la cultura comunista? No. (…) E’ utile considerare gli anni 45-48-49-50 non soltanto come quelli di un apprendistato cattolico alla formazione di una cultura sindacale, ma anche di un apprendistato comunista ad una cultura sindacale, che non ha mai fatto i conti poi appieno con quello che deve alla sua formazione precedente"

Francesco Traniello:" La lettura dei due libri mi ha fatto venire in mente tre cose. La prima riguarda le testimonianze autobiografiche. (…) Queste testimonianze non ci dicono soltanto quello che esse raccontano; esse riferendosi al periodo delle origini della sinistra, non soltanto ci raccontano qualcosa di questa fase, e certamente pezzi di storia passano attraverso le parole di coloro che parlano, ma ci dicono anche il modo in cui queste esperienze sono state elaborate dai soggetti. (…) Il modo in cui è stata rappresentata la scissione è un fatto storico non soltanto perché è avvenuto, ma anche perché è stato poi rielaborato nella coscienza delle persone che l’hanno vissuto. La seconda cosa che mi veniva in mente riguarda invece il volume "Guida all’archivio del sindacato". (…) Quando una organizzazione ha un suo archivio incomincia ad avere il senso della sua storia. I casi sono due: o si è definitivamente sclerotizzata, oppure è diventata veramente un’istituzione. Ora io credo che in Italia il sindacato, e la Cisl in quanto parte del sindacato, sia veramente diventata un’istituzione. Il ritardo con cui è stata assunta consapevolezza dell’importanza della conservazione, integrazione e alimentazione della propria memoria, dipende, nell’ambito della tradizione cattolica, da una certa carenza di coscienza istituzionale in relazione al fatto che esiste già un’istituzione per eccellenza che è la Chiesa cattolica. La presenza di questo genere di archivi, e quindi della memoria di istituzioni cattoliche (…) è il segno dell’acquisizione di una forza di autonomia della coscienza e anche di un’autonomia reale che si è realizzata. Il terzo punto riguarda il ripensamento collettivo della storia del ‘900 avvenuto in seguito alle trasformazioni politiche degli anni ’80 e ’90. Secondo questo tentativo di reinterpretare il passato, attraverso il semplice rovesciamento della lettura precedente, si ritiene che tutti coloro che hanno avuto a che fare con il movimento operaio, in quanto egemonizzato dal comunismo, sono corresponsabili di ciò che è accaduto. Libri come questo, e la storia che la Cisl rappresenta, sono la smentita vivente di questa rappresentazione storica (...) perché hanno avuto un loro ruolo quei movimenti ‘interstiziali’, che si sono distinti , che non sono riconducibili né come esperienza soggettiva né come ruolo oggettivo a queste bipartizioni secche".
(a cura di Catia Cottone)

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