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Convegno al Sermig di Torino, 14 dicembre 2007, per ricordare Franco Gheddo a 10 anni dalla scomparsa. Link

Torino, Sermig, 16 ottobre 2007  - Seminario “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali fra disuguali”. Don Lorenzo Milani a quarant’anni dalla morte

SABATO 6 OTTOBRE 2007, ORE 9-13 TORINO, PRESSO IL CIRCOLO ERIDANO, GIORNATA IN MEMORIA DI VITO MILANO

venerdì 11 maggio 2007, ore 21 alla Fiera internazionale del libro di Torino presentazione del volume di Cecilia Brighi Il Pavone e i generali. Birmania storie da un paese in guerra (Baldini Castoldi Dalai, Milano 2006)

venerdì 30 marzo 2007, ore 17.00-19.00 Lezione di Marcella Filippa su "Culture del cibo, saperi e movimenti migratori" Torino, Sala Lauree della Facoltà di Scienze Politiche

lunedì 12 marzo 2007 incontro e presentazione del volume Racconti di una nonna. Frammenti di vita nella campagna astigiana degli anni 1942-52 disegnati da Marianna di Giuseppina Ganio Mego Cecchin

mercoledì 28 febbraio 2007, presentazione del volume Istria allo specchio. Storia e voci di una terra di confine di Enrico Miletto

giovedì 8 febbraio 2007 - ore 17.30, nell'ambito delle iniziative per il giorno del ricordo 2007 presentazione del volume Istria allo specchio. Storia e voci di una terra di confine di Enrico Miletto (F. Angeli, Milano 2007)

domenica 30 gennaio 2007, nell'ambito delle iniziative della Giornata per la memoria presentazione del volume,  Stalag XA, di Pensiero Acutis  

lunedì 29 gennaio 2007, nell'ambito delle iniziative della Giornata per la memoria presentazione del volume  Il Grande Giorno, di Marianne Golz-Goldlust 

Seminario di Firenze dell'11 aprile 2007 presso il Centro studi Nazionale Cisl "Cultura e consumi culturali nell'esperienza sindacale": relazioni di Gian Primo Cella, Stefano Musso e Antonio Ferigo.

I testi che seguono sono le relazioni e di Gian Primo Cella e Stefano Musso e l'intervento di Toni Ferigo tenuti al Seminario di  Firenze dell' 11 aprile 2007 .




Le culture sindacali nel secolo industriale,  di Gian Primo Cella

1. Diversi significati di cultura sindacale

        Se si ritorna con occhi ingenui sulla vicenda dei movimenti sindacali lungo tutto il corso del XX secolo rimaniamo ancora una volta sorpresi dalla straordinaria eterogeneità delle immagini, delle proposte, delle rappresentazioni derivanti da una esperienza, quella della protezione e della promozione del lavoro, che tutto sommato avrebbe dovuto condurre ad una sostanziale omogeneità, almeno negli ambienti nei quali è alla vicenda politica che è rivolta l’attesa della differenza, del contrasto, delle tensioni anche drammatiche. Certo è alla materialità delle condizioni di lavoro nelle diverse fasi dello sviluppo industriale, con la sua assenza di sincronismo nelle diverse esperienze nazionali, che dovremmo guardare per ritrovare una ragione della  eterogeneità.

        Ed è questo un percorso conoscitivo al quale siamo abituati da lungo tempo. Nella fasi precedenti il diffondersi  della industria meccanizzata a produzione di massa si scopre il prevalere dei sindacati di mestiere ed anche della logica della autoregolazione (per stare alle indicazioni famose dei coniugi Webb), mentre l’avvento dell’industria moderna condurrà all’affermarsi del sindacato industriale, con la connessa logica della contrattazione collettiva. La presenza di un mercato del lavoro con una forte presenza di forza lavoro agricola e del proletariato edile ci conduce a spiegare il diffondersi di forme di rappresentanza territoriali, con minori o maggiori ambizioni e capacità di controllo del mercato stesso. E così via, per poi scoprire che le forme organizzative della rappresentanza, imposte dalla diversità delle condizioni materiali del lavoro, non identificano sempre in modo plausibile e convincente delle  proposte e delle politiche omogenee.

       Saremmo tentati di dire che si ritrovano all’opera diverse culture sindacali, considerate come l’ambito o l’antefatto delle proposte e delle politiche rivendicative, ovvero come una sorta di collegamento fra gli aspetti rivendicativi e materiali della attività sindacale (quelli fortemente segnati dalle condizioni produttive) e il più ampio riferimento alla società e alle sue trasformazioni (...)

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Trasformazioni del lavoro e culture sindacali. Domande ai sindacalisti, di Stefano Musso

Con le mie frequentazioni di storici economici e storici dell'impresa riesco ad allargare un po' l'ambito delle letture con stimoli che arrivano da questi settori degli studi e, con un po' di sorpresa, sono incappato in autori stimati a livello internazionale che sostengono come ormai l'era della contrattazione collettiva e delle relazioni industriali sia tramontata definitivamente in Inghilterra e negli Stati Uniti.

E d'altra parte lo stimolo a riflettere viene dagli storici economici che descrivono i fenomeni della cosiddetta convergenza dei paesi, come dire, "meno avanzati" verso i paesi le cui strutture economiche sono più evolute; questi studi tendono a sottolineare, pur in presenza di ricorsi, passi indietro e ostacoli, la tendenza alla convergenza.

Il problema che si pone, dunque, è se e quando l'Europa continentale convergerà verso i modelli di regolazione dei rapporti di lavoro affidati prevalentemente al mercato di Stati Uniti e Gran Bretagna.

Credo la convergenza si possa osservare sotto tre angolature rilevanti per le caratteristiche dei rapporti. La prima è di tipo strutturale, ha a che fare con la struttura occupazionale in Europa e in particolare in Italia e in Germania; in questi paesi, in cui il movimento sindacale mantiene livelli di forza notevoli, gli addetti all'industria manifatturiera (esclusa l'edilizia) si mantengono su quote piuttosto elevate della popolazione attiva: siamo intorno al 24% circa degli attivi, quando questa quota è ormai la metà negli Stati Uniti, dove si colloca intorno al 13-14%. Però l'evoluzione delle economie europee va in quella direzione, va nel senso della terziarizzazione dell'occupazione (...)

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Intervento di  Toni Ferigo

Prima osservazione. In contesti sindacali diversi, ho constatato come si è riusciti a rispondere, ad adattarsi o non adattarsi ai  cambiamenti economico-sociali indotti dai processi di globalizzazione.

Non intendo fare una rassegna dei diversi modelli di relazioni industriali nell’Occidente industrializzato ma , in modo schematico, farò riferimento a due esperienze tra loro  agli antipodi:. il nordeuropea e gli USA.

Il modello nordico:  sono rimasto un po' stupito, lo dico come battuta perché il nostro ministro del lavoro è un caro amico, di quanto Cesare Damiano, ha scritto insieme a Tiziano Treu sul modello nordeuropeo: ci sono molte imprecisioni. Se incontrassi Damiano gli direi: "Caro Cesare, le cose che hai scritto o che ti sei fatto scrivere ora come ministro, quando eri segretario della FIOM, e lavoravamo fianco a fianco nell'organismo sindacale, io non ho mai sentito una proposta che aggiornasse in riferimento a questa esperienza".

Perché è così arduo trasferire le “best practises “ nordeuropee nel nostro paese ? Tra i possibili fattori , credo, giochi un ruolo importante il rapporto tra  cultura  ed esperienza sindacale,  cultura delle controparti e più in generale cultura delle relazioni industriali.

E’ la combinazione di questi tre fattori che si influenzano a vicenda che ha permesso la “modernizzazione” del modello nordico sia  dal punto di vista dei contenuti che dal punto di vista degli strumenti. Mantenendo quanto necessario e innovando (...)

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Polo del 900

Servizio Civile Nazionale 

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